Ci prepariamo ad entrare in un periodo di vacanze e festeggiamenti che preludono e seguono il giorno di Natale… ma le nostre usanze e consuetudini, l’atmosfera che respiriamo in famiglia o con gli amici in questo periodo, il pensiero dei regali, i giochi e perfino i colori, ci arrivano da molto lontano…

Il 17 dicembre in età romana si apriva un ciclo di feste che durava fino al 23 dicembre. Si chiamavano i “Saturnalia“, dedicate al dio Saturno.

Iniziavano con un sacrificio a Saturno e un grande banchetto pubblico (convivium publicum), durante il quale le persone si scambiavano l’augurio “IO SATURNALIA” e regalavano piccoli doni chiamati strenne. Al banchetto ufficiale “di Stato” corrispondevano i banchetti nelle case private dove le famiglie festeggiavano insieme a parenti e amici e si giocava al “lancio dei dadi”, gioco proibito durante il resto dell’anno.

Durante questi festeggiamenti gli schiavi erano uomini liberi, con un senso di eguaglianza e fratellanza umana, i padroni organizzavano per loro dei banchetti. Si scambiavano doni di ogni genere e costo, ed erano assai usate delle figurine di terracotta (sigillaria), di cui ci parla soprattutto Marziale in alcuni suoi epigrammi. In questi banchetti veniva eletto un “Princeps Saturnalicius”, così lo chiama Seneca (Apocol, 8), che si occupava del buon andamento dei festeggiamenti e parodiava la classe nobile. Portava sul viso una maschera a colori sgargianti in cui predominava il “rosso”. Questo personaggio era l’ incarnazione di una divinità degli inferi, che poteva identificarsi con Saturno o Plutone, custode delle anime dei defunti e protettrice delle campagne e dei raccolti.

Si credeva che tali divinità uscissero dalla terra e vagassero in cortei durante il periodo invernale, quando i campi erano incolti e a riposo. Si voleva placarle attraverso feste e doni fino a rimandarle negli inferi, da dove avrebbero di nuovo favorito i raccolti nella stagione buona.

Figura: dipinto settecentesco di Antonie Francois Callet. Un banchetto pubblico dedicato ai Saturnali, sul fondo è visibile la statua di Saturno.