Riportiamo alcuni estratti dallo studio di Sandro Lomonaco e Francesco Arbitrio sulla Torre Vergata e la sua storia.


I primi insediamenti

Un rapido sguardo all’agenzia della provincia di Roma mette in evidenza come essa sia circoscritta da colline e monti di modesta altezza che racchiudono fertili pianure fino al Mar Tirreno, attraversate dai fiumi Tevere ed Aniene. L’area a sud-est di Roma, quella in cui insiste il comprensorio universitario di Tor Vergata, si eleva gradatamente verso il complesso di origine vulcanica dei Colli Albani dai quali nascono piccoli corsi d’acqua che confluiscono nell’Aniene. È una situazione ideale per l’insediamento dell’uomo. Tracce risalenti al Paleolitico superiore (4000 – 8000 a.C.) sono state infatti trovate nel comprensorio di Tor Vergata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma. Si tratta di 81 strumenti in selce ed i resti di fauna, soprattutto e equidi tra qui forse l’idruntino e bos primigenius.

In quel periodo l’uomo abitava già in grotte o capanne, conosceva l’uso del fuoco e seppelliva i suoi morti. Alcune tracce risalenti al Neolitico, messe sempre in luce della Soprintendenza Archeologica di Roma, concernono frammenti di ceramiche con decorazione a bande di segmenti dentellate non marginate e a bande di segmenti incise a zig zag. Gli esemplari di Tor Vergata si caratterizzano per la presenza di una serie di impressioni a fogliolina parallela al margine del motivo inciso. L’area di Tor Vergata entra così nella storia con una densità di popolazione ed una continuità di vita, rispetto alla vicina Etruria, giustificata proprio dalla situazione geografica due punti una pianura ai piedi dei Colli Albani attraversata da ruscelli, che ne hanno permesso nei secoli lo sfruttamento agricolo, è favorita dalla vicinanza di due grandi vie di comunicazione, il Tevere e Aniene.

Dalla Roma repubblicana al Medio Impero

La città di Roma, già alla fine del IV secolo, era diventata una delle maggiori potenze del Mediterraneo: cinta da 11 chilometri di mura – le mura serviane – costruite dopo il famoso episodio dei Galli – si spingeva alla conquista dell’Italia peninsulare. Ha così, nel 312 a.C., la costruzione della via Appia voluta dal censore Appio Claudio Crasso che, nello stesso anno, diede inizio ai lavori di costruzione del primo acquedotto romano che dalle sorgenti tra il VII e l’VIII miglio della via Prenestina, si attestava Porta Maggiore. Altro acquedotto, gravante sulla zona a ridosso dei Colli Albani, e quindi di Tor Vergata, l’Anio Vetus, che, costruito nel 272-269 a.C., attingeva l’acqua direttamente dall’Aniene in una zona posta fra le odierne città di Vicovaro e Mandela, puntava sui Colli Albani e confluiva anch’esso a Porta Maggiore. Resti dello speco sotterraneo di questo acquedotto sono stati trovati nel comprensorio universitario. Terzo acquedotto, quello dell’Acqua Marcia, costruito nel 144 a.C. dal pretore Quinto Marcio Re: anche se prendeva l’acqua nell’alta Valle dell’Aniene, si dirigeva sui Colli Albani (i resti delle arcate si possono vedere ancora oggi sulla via Tuscolana) e giungeva fino al Viminale. La realizzazione di questa monumentale rete idrica ed il suo passaggio nel suburbio orientale, oltre a dimostrare il completo controllo di Roma sulla zona, agevolò anche, con la sistemazione della rete viaria, l’impianto di insediamenti rustici e di ville suburbane appartenenti non solo all’aristocrazia locale, ma anche a quella romana. Ne è prova il ritrovamento a Tor Vergata, oltre al tracciato della via Labicana, dei resti di una villa rustica la cui costruzione si fa risalire al 150 a.C., adorna di pavimenti a mosaico è fornita di una cisterna per la raccolta di acqua. Dall’esame del materiale trovato, si ipotizza che la villa con vari adattamenti, sia stata utilizzata fino al 150 200 d.C.

Il decadimento di Roma e della campagna romana

Le prime invasioni barbariche costrinsero l’imperatore Aureliano a far costruire intorno a Roma (271-279) le mura che da lui prendono il nome essendo quelle serviane, dopo circa 700 anni di servizio, poco sicure sia per i guasti del tempo che per l’espansione della città. Roma fu circondata così da 19 chilometri di mura contro gli 11 delle mura serviane, rinforzate da 383 torri a pianta quadrata alla distanza regolare di 100 piedi circa 30 metri. Per accedere alla città, che aveva un’estensione di 1230 ettari, vi erano a disposizione degli abitanti 14 porte.

Durante la guerra gotica (535-554) furono tagliati gli acquedotti. Di conseguenza l’acqua alla gola e terre trasformandole in pestilenziali acquitrini facendo fuggire i ricchi possidenti dalle ville e dalle grandi fattorie. Uno studio sull’area di Tor Vergata e zone adiacenti cominciato nel 1985 a cura della professoressa Andreina Ricci, del Dipartimento di Storia dell’Università di Tor Vergata, ha analizzato, tra l’altro, il territorio dall’età arcaica al XIX secolo, fornendo un nuovo quadro di quella che doveva essere la zona in età tardoantica e altomedievale. Dall’indagine emerge, contrariamente a quanto supposto finora, l’ipotesi di una forte densità abitativa sul territorio basata su piccole fattorie e su numerose attività produttive quadri lavorazione dei metalli o la fabbricazione del vasellame di uso comune. La campagna romana descritta dagli artisti dell’Ottocento come un paesaggio deserto costellato di imponenti ruderi, in realtà risulterebbe brulicante e doverosa e, forse, più che in altri periodi, in uno stretto rapporto di servizio alla città di Roma. Nel decadimento di ogni altra istituzione, la struttura ecclesiastica, che faceva capo al vescovo di Roma e si articolava attraverso i vescovi suburbicari, rappresentò l’ultimo elemento di stabilità in un territorio in cui proprio il vescovo, per il suo prestigio morale, impersonava la massima autorità e nello stesso tempo era anche il maggior proprietario terriero. Grazie alla donazione dell’impero Costantino, infatti, la chiesa era in possesso dei grandi latifondi Imperiali. Su tali premesse, e sulla base dell’ordinamento in diocesi, poter iniziare quel lento processo di riconversione delle campagne, promosso da papa Gregorio Magno (590-604) è sostenuto dai suoi successori. Le chiese di nuova fondazione e i conventi diventarono il punto di aggregazione di colonie agricole che si formano spontaneamente in luoghi dove la sopravvivenza di grandi resti di edifici Attiva la possibilità di riparo e di riserve d’acqua.

I centri agricoli

Dopo Vandali e Goti ecco affacciarsi i Longobardi, il cui re Liutprando (712-744) era deciso a conquistare l’Italia per liberarla dal potere di Bisanzio. Nella sua avanzata il re longobardo fu fermato a Sutri, a circa 50 km da Roma, da papa Gregorio II (715-731) il quale lo convinse a ritirarsi e a donare alla Chiesa (“agli apostoli Pietro e Paolo”) il castello di Sutri. Ciò accadeva nel 728 e a tale anno gli storici fanno risalire il potere temporale della Chiesa e quindi l’inizio dello Stato Pontificio. Liutprando ripete nel 742 l’impresa ma anche questa volta fu fermato. Il papà Zaccaria e Adriano (741-795) fondarono così un sistema di centri agricoli difesi da una locale milizia, distribuiti ad una distanza media di 10 miglia dalla città e che costituirono una specie di cintura protettiva intorno adesso. Insomma una sorta di Grande Raccordo Anulare intorno a Roma, che ricalca grandi linee l’attuale tracciato autostradale, con le torri di difesa poco dentro o poco fuori di esso. Questi insediamenti, che erano dotati di chiese, mulini e granai, presero il nome di “Domuscultae”. Intorno ad esse gravitano una rete di poderi contadini. Gli abitanti venivano chiamati “familiares Sancti Petri” e costituivano occasionalmente l’esercito del papà che non ne aveva uno proprio all’interno di Roma. Le guerre civili e la lotta per le investiture provocarono la decadenza delle Domuscultae nel X secolo erano ridotte a “curtes”, ovvero a fondi rustici cintati.

Sorgono le torri

La Torre è presente nella fortificazione come elemento isolato ho inserito nelle mura nel primo medioevo e alle origini del feudalesimo la torre apparve come elemento architettonico comune alle fortificazioni e ai castelli feudali o, isolata, quale posto di osservazione e difesa avanzata. La funzione della torre era prettamente difensiva, la costruzione della pianta per lo più quadrata è di dimensioni ristrette, mentre l’interno era diviso in piani con pavimenti, scale di legno e a volte collegato a sotterranei destinati alla raccolta di provviste in caso di assedio punto l’utilizzazione della torre, comunque, trova un notevole incremento e sviluppo nelle città comunali quando da costruzione esplicitamente militare divenne una sorta di status symbol nobiliare. La costruzione delle torri andò infittendosi nel nucleo centrale dell’abitato secondo una planimetria simile a quella delle Torri guerresche dei castelli. Il Gregorovius ritiene che a Roma, nel XII secolo, ci fossero 900 torri. Anche se il numero può sembrare esagerato la città dove va effettivamente apparire ricca di tali costruzioni, segni delle dimore baronali. Le lotte fra frazioni e quelle del papà è il Senato contro i baroni con conseguente confisca e distruzione di case, torri e palazzi della parte soccombente, furono, insieme a fenomeni naturali come il terremoto del 1348, tra le cause prime della notevole perdita di tali monumenti storici. È in parte alle esigenze di difesa, come si è detto, e in parte alla necessità di segnalare la giurisdizione che si deve la costruzione di questo sistema di torri delle quali è costellata la campagna romana.
Nell’Agro Romano di Torri di segnalazione e di vedetta – dette vigilae – che da un centro fortificato si irradiavano sin sulla spiaggia, si ha notizia dal tempo di Gregorio Magno. Molte torri sono però scomparse ma sopravvissero, come nel caso di Tor Vergata, nel nome della località nella quale sorgevano permettendo così di ricostruire l’antica rete delle proprietà, della viabilità e della Difesa.
Per la storia che ci interessa, fra il decimo e l’undicesimo secolo, l’aristocrazia laziale che aveva le sue basi territoriali nella provincia, acquistò una nuova importanza politica. Essa si alleò con il Papa nella difesa della città e delle campagne contro le incursioni saracene. Esponente di questo nuovo Patriziato di soldati Alberico, capostipite dei Conti di Tuscolo. Nel XI secolo il papato riacquistò in Europa un rilievo preminente e, conseguentemente, le abbazie procedettero alla ricomposizione delle proprietà e dalla concentrazione delle popolazioni rurali in abitati fortificati posti in luoghi elevati dominanti la campagna: i cosiddetti “ incastellamenti”. l’esempio delle abbazie fu seguito anche dai signori feudali. Per i privati, i castelli fortificati furono una garanzia di difesa della proprietà, ma anche una base di appoggio. Per la Chiesa il borgo fortificato, vantaggioso all’inizio a fini difensivi, divenne in breve la premessa di un passaggio di poteri nelle mani dei vari signorotti.

Le torri della campagna romana sono di quattro classi:

  • Torri marittime o di difesa: le più antiche furono quelli del secolo VIII e IX costruite sulla spiaggia romana per la difesa contro i Saraceni;
  • Torri semaforiche: erano quelle che irraggiavano da Roma o da un centro fortificato fino a quelle marittime dalle quali partivano segnali di allarme;
  • Torri giurisdizionali: poste in punti chiave servivano a far pagare il dazio in pedaggio. Sono le più antiche perché hanno origine dai vescovi suburbicarie e dai primi conventi e abbazie. Quelle dei monaci col tempo sono state trasformate in campanili
  • Torri a valle: servivano ad ostacolare l’ingresso in una valle;

 

La tenuta di Tor Vergata

La tenuta ed il casale di Tor Vergata erano situati tra le vie Tuscolana e Laicana a sud del 13° km. della Casilina. Secondo A. Nibby, il nome, frequente nella campagna romana, deriva dall’aspetto “vergato” risultante dall’impiego, a fasce alterne, di mattoni rossi e tufi cenerognoli con i quali la torre era costruita. A quanto riferisce G. TOmmasetti, agli inizi del secolo, l’estensione complessiva della tenuta era di 119,81 ettari. Del casale, della torre e del piccolo borgo che, come si evince da una carta del catasto alessandrino del XVII secolo, le si era sviluppato intorno, non rimane oggi alcuna traccia visibile. L’agro romano aveva subito nel secolo VIII l’invasione dei Longobardi che ne peggiorò la giovane economia agricola ed è con questo secolo che, migliorate le condizioni di vita, sorsero le prime torri costiere e sulle vie militari. Tor Vergata, costruita nel secolo XIII doveva favorire con Torrenova e Torre dei SS. Quattro, il controllo del tratto di agro romano compreso tra le vie Tuscolana e Labocadna. La proprietà terriera ecclesiastica e laica nella campagna romana cominciò a consolidarsi nel secolo XI quando, favorita dalle lotte per le investiture cominciò a trasformarsi da enfiteuta in feudataria.

Questa opera di consolidamento continuò anche nel secolo XIII durante il quale le famiglie feudali tentarono di imporre il loro dominio con acquisti di grandi tenute o con vere e proprie usurpazioni. Per risalire alle origini di Tor Vergata, per individuare chi edificò il primo nucleo centrale – cioè la torre – chi l’abitò o comunque nei gestì le sorti, è necessario attingere alla storia di Roma e di alcune grandi famiglie che nei secoli XII, XIII e XIV, ebbero un peso rilevante, anche politico e militare, nella zona.

La prima traccia documentale nella quale è citato il casale di Tor Vergata, si trova in un rogito del 2 maggio 1361 con cui il notaio in Roma Paulus Serromani perfezionava la vendita, da parte di Tebalduccio della potente e nobile famiglia degli Annibaldi di Montecompatri, di un quarto del Casale in favore di Andrea Oddone di Palombara. Tebalduccio aveva ereditato il patrimonio di famiglia dal padre Botius il quale, a sua volta, lo aveva ereditato da suo padre Giovanni I, figlio di Riccardo Annibaldi.

Nell’atto di divisione dei beni di Riccardo Annibaldi del 27 giugno 1301, Giovanni I acquisì le stesse proprietà che compariranno, 60 anni più tardi, nel patrimonio del figlio di Butius, fatta eccezione per Tor Vergata. Riccardo, infatti, trasmise i castra di Ariccia, Bonaffitto e Montecompatri mentre, al posto di Tor Vergata compare la Turris Magistri Stefani, la quale non sarà mai più citata dopo il 1301.

Esiste, quindi, una frattura nella continuità patrimoniale degli Annibaldi: una Turris vergate che è citata solo a partire dal 1361 è una turris Magistri Stephanie che ricorre solo fino al 1301. La tesi, ormai è capitata tra gli studiosi dell’agro Romano, è che il casale di Turris Virgate sia sorto, per il volere del senatore Riccardo Annibaldi, attorno alla torre antica del secolo XII appartenuta a Magister Stephanus, la quale, nei 60 anni tra il 1301 Emilia 361, ormai completamente inserita nel casale, molto il nome in “Turris Virgate”. Nell’atto del 1301, infatti, Giovanni I ereditò la Turris Magistri Stefani: “cum toto seu territorio seu tenimento et terris qualitercumque et quocumque tempore per ipsum dominum Riccardum acquisitis jam ascriptis tenimento ipsius Turris”.

Jean Coste, probabilmente il massimo studioso vivente di topografia medievale della campagna romana, fa notare al riguardo che i confini della Turris Magistri Stephani, citati nell’atto del 1301 sono praticamente sovrapponibili con quelli, noti, della futura Tor Vergata:

  1. il tenimentum Albestucii Johannis Bobonis, cioè il futuro Casale di Terranova (confine di Tor Vergata);
  2. Le proprietà jacobi ed jordenes Ilperini che, da un altro del 1318, risultano confinanti con Terranova;
  3. Il Casale di Carcaricola, nel secolo XIV di proprietà della chiesa di Santa Pudentiane (confine di Tor Vergata);
  4. I beni della famiglia Gandolfo, proprietaria di confinanti con Carcaricola e la stessa Tor Vergata.

 

La torre antica

Ma chi fu Magister Stephanus? Il nome ci riporta ad una delle famiglie romane più importanti del secolo XIII: gli Stefaneschi. Questa potente casata, che annoverava tra i suoi componenti poeti, senatori e cardinali, fu una famiglia molto coinvolta nella vita politica di Roma ed è tramite questa connessione che si può risalire alle vicende che hanno favorito l´impianto degli Stefaneschi nella zona di Tor Vergata. Uno dei rami principali della famiglia era quello dei Rainerii de Marana (o de Morena), che ebbe inizio intorno al secolo XI con ancora uno Stephanus, figlio di Costanza II di Imiza Ildebrandi Stefaneschi e del duca Giovanni detto il Secundicerio.

Le vicende storiche connesse al patrimonio degli Stefaneschi de Marana nella zona di Tor Vergata, risalgono al 1191. In quell´anno Stephanus Rainerii de Marana fu coinvolto, quale “Senator Consiliarius“, nell´atto di cessione in favore di papa Celestino III di ogni diritto sui possessi del distrutto Tuscolo. Il papa, in seguito, affittò parte di quelle terre alla Chiesa di S.Maria Nova e proprio la famiglia Stefaneschi fu tra le prime a beneficiarne: il 29 giugno 1205 S.Maria Nova allocò i territori situati a nord est del territorio di Tuscolo, cioè nella zona di Tor Vergata, per metà al Senatore Petrus Rainerii e, per l´altra metà, a Stephanus, figlio di Rainerii de Marana senatore nel 1130. Un preciso riscontro topografico, inoltre, risulta da un atto del 12 agosto 1241 con il quale Henri Gulferame garantisce la dote della sua promessa sposa, pratica in uso a quei tempi per evitare le frequenti appropriazioni del patrimonio portato in dote, su un “tenimentum ad Buces Celi” (Grotte Celoni, confine di Tor Vergata). Nell´atto, quali confini, sono citate le proprietà: Johannes Cintii Pantaleonis e Stephanus de Marana, che si configura, quindi, come il sito dell´antica Turris Magistri Stephani.

Allo stato attuale, se è documentata la presenza degli Stefaneschi nell´area della futura Tor Vergata, non è possibile individuare con certezza quale, tra gli Stefaneschi, fu il Magister Stephanus al quale la torre è dedicata: probabilmente il senatore del 1191, responsabile dell´atto di cessione dei territori di Tuscolo, o Stephanus senatore nel 1190-93 o, più semplicemente, che la torre, fatta costruire da qualcuno dei predetti, fosse stata intitolata allo Stephanus capostipite del ramo dei Rainerii de Marana. Di lui, figlio di Costanza II e del duca Giovanni, resta solo l´epigrafe nella chiesa gentilizia di famiglia di S.Maria in Trastevere e, forse, il ricordo della Turris Magistri Stephani, futura Tor Vergata.

Ritornando al 1361 ed a Tebalduccio Annibaldi, la storia successiva di Tor Vergata è abbastanza agevole da ricostruire. Gli Annibaldi, non meno degli Stefaneschi, ebbero un peso rilevante nelle vicende politiche e militari di Roma nei secoli XIII e XIV.
Per la storia che ci interessa, anche se non è perfettamente chiaro il passaggio della Turris Magistri Stephani dagli Stefaneschi agli Annibaldi, è interessante notare che nel 1240 il cardinale Annibaldi della Molara fu nominato da papa Gregorio IX, Rettore della Provincia Pontificia di Campagna e Marittima. Il cardinale Riccardo svolse un ruolo importantissimo nei rapporti tra la Campagna, la città di Roma ed il potere papale, tanto da essere stato considerato, alla morte di Urbano IV (1261-1264) uno dei probabili successori. Anche l´omonimo Riccardo Annibaldi, padre di Giovanni I, del resto, fu senatore per ben tre volte tra il 1288 ed il 1300, periodo nel quale potrebbe essersi verificato il passaggio della Turris Magistri Stephani dagli Stefaneschi agli Annibaldi.
Dopo il 1361 il casale e la tenuta di Tor Vergata furono spesso frazionati e venduti. Tralasciando i frazionamenti troppo piccoli od i brevi possessi, si possono individuare le famiglie Palosci, della Valle, Giustini da Castello, del Bufalo e Borghese, come quelle che rimasero più a lungo proprietarie di parti considerevoli del fondo.
Il 21 dicembre 1387 Cecco Gentile vendette, per 18.000 fiorini, la terza parte del casale e della tenuta di Tor Vergata a Lello della Valle: le parti rimanenti appartenevano alle famiglie Annibaldi, Cerroni e de Surdis.
Nel 1391 entrò in parte del fondo la famiglia Palosci, a nome proprio e della Chiesa di Sancte Pudentiane. Nel 1567 la tenuta era divisa in due parti eguali da cento rubbi (circa 180 ettari) ciascuna: una appartenente a Valerio Paolo della Valle e l´altra a Pompeo Giustini da Castello. La famiglia Giustini, col passare degli anni, recuperò gran parte del fondo che, come riferisce il Tomassetti, cedette il 7 febbraio 1625 a Carlo Barberini, eccettuata naturalmente la parte ancora rimasta ai della Valle, dove, secondo la carta del Catasto Alessandrino, sorgeva l´antica torre.
I della Valle, antica e nobile famiglia romana, proprietaria anche di parte della tenuta di Torrenova, si estinsero poi nei Del Bufalo che così nel sec.XVIII subentrarono nel fondo. Questo secolo vide il degrado dell´antica Turris Magistri Stephani e del casale “Turris Virgate”.
Fra alterne vicende si arriva al diciottesimo secolo quando lo Stato Pontificio subisce le conseguenze di una grave crisi che evidenzia le carenze strutturali del suo sistema socio-economico. La grande proprietà terriera decade, si riaffaccia il grave problema dell´impaludamento e di conseguenza della malaria che raggiunge il culmine nel diciannovesimo secolo.
L´immagine della campagna romana desolata e deserta, dominata dai ruderi degli acquedotti tramandata dalle incisioni ottocentesche diventa quasi un simbolo della tramontata grandezza di Roma.

Attualmete i resti dell´antico Casalis Turris Virgate si trovano sotto Villa Gentile, un antico casale del ´700 ora completamente ristrutturato all´interno del comprensorio universitario.
L´ultima immagine a “cielo aperto” della Torre Vergata, già parzialmente diruta, si ritrova in una notizia del secolo XVIII che così la ricorda:
“torretta antica in mezzo alli prati vicino al fontanile (di Carcaricola, ndr) con tetto impianellato in buono stato…”.

Bibliografia
Giuseppe Tomassetti, La campagna romana ( edizione aggiornata a cura di Luisa Chiumenti e Fernando Bilancia)
Teodoro Amayden, Storie delle famiglie romane (edizione con note ed aggiunte di Carlo Augusto Bertini)
Mauro Quercioli, Le Torri Roma
Luigi Piccinato, Urbanistica medievale
Jean Coste, La topographie medievale de la campagne romaine
G.M. de Rosse, Torri medievali della campagna romana
Giuseppe Marchetti Longo, Le grandi famiglie romane
Anna Maria Bietti Sestieri, Preistoria e protostoria nel territorio di Roma ( lavori e studi di archeologia della Soprintendenza Archeologica di Roma)
Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani
E. Amadei, Le Torri di Roma
E. Martinori, Lazio turrito
G. Falco, I comuni della campagna e della Marittima

Ricerche storiche e testi
Francesco Arbitrio, caporedattore agenzia Ansa, Roma
Sandro Lo Monaco, ufficio stampa università di Tor Vergata