La villa di Passolombardo

Una storia lunga 700 anni

Situata ai confini del Comune di Roma – all’interno dei seicento ettari del Comprensorio dell’Università di Roma “Tor Vergata” – la villa romana di Passolombardo è un contesto particolarmente interessante: per le numerose trasformazioni che la villa ha subito nel tempo, per l’arco cronologico particolarmente lungo della sua frequentazione, dall’età repubblicana a quella tardo antica.

Di particolare interesse è la fase tardo antica: non siamo infatti di fronte a occasionali ed episodici riusi, ma a una complessa e massiccia ristrutturazione caratterizzata dalla costruzione di un corpo di fabbrica di grandi dimensioni realizzato intorno alla prima metà del V secolo d.C. le cui caratteristiche sembrano rispondere perfettamente alle indicazioni date da Palladio per la costruzione della cella vinaria.

La sua particolarità

La villa di Passolombardo rappresenta un caso unico perchè è rimasta in attività per un periodo sorprendentemente lungo: dall’età repubblicana a quella tardoantica.

Nel corso di più di 700 anni, quindi, ha subito moltissime trasformazioni che ci raccontano tutti i cambiamenti avvenuti in quel lasso di tempo.

1° fase

Età repubblicana

L’edificio fu costruito nel II secolo a.C. e concepito come un complesso a base quadrata, circondato da un muro di cinta e diviso in due parti:

  • una destinata all’abitazione del proprietario (pars urbana)
  • l’altra alla produzione agricola, alla conservazione del cibo, al ricovero per gli animali (pars rustica).

2° fase

Età imperiale

Tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C. la villa fu ristrutturata e trasformata.
Gli appartamenti del proprietario furono ingranditi e abbelliti anche con l’aggiunta di comodi bagni. Le pareti e i pavimenti furono rivestiti con intonaci dipinti, mosaici, marmi colorati intarsiati (opus sectile).
Nella parte produttiva restarono in uso cucine e dispense e si aggiunsero nuovi impianti per la produzione di vino e di olio.

3° fase

Età tardo antica

Nel IV secolo la villa, radicalmente modificata, perse tutti i caratteri dei periodi precedenti:

  • le terme vennero ingrandite
  • gli appartamenti del proprietario abbandonati e trasformati in locali di servizio
  • i vecchi impianti produttivi distrutti per fare posto a un grande, imponente edificio che alloggiava contenitori interrati (dolia) per la conservazione del vino

4° fase

L’abbandono della Villa

Dopo il V secolo, nel corso del progressivo indebolimento politico ed economico della società romano-italica, la villa finì per essere abbandonata, le sue strutture, occasionalmente furono utilizzate come ricoveri di fortuna (sono state trovate tracce di focolari) o per recuperare materiali da costruzione (lastre di marmo, pavimenti, tegole, mattoni, condutture di piombo, ecc.).
I muri, crollati, vennero progressivamente ricoperti dal terreno e poi dalla vegetazione.

Negli ultimi due secoli, questa porzione di territorio fu compresa nei grandi possedimenti delle famiglie romane e lasciata a pascolo.

 

Risultati dello scavo

Planimetria generale della villa al termine dello scavo

 

I frammenti di murature, sovrapposti e incastrati fra loro nel corso dei secoli, producono un’immagine irreale, incoerente, incomprensibile. Per utilizzare le informazioni che questi resti possono offrire, occorre disaggregare e riorganizzare i dati mettendoli in relazione anche agli strati di terra che qui risultano asportati. In tal modo si possono elaborare planimetrie differenti interpretate e suddivise per fasi cronologiche.

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