James Bradburne gestisce la Pinacoteca di Brera a Milano e spera di eliminare l’inefficienza che pervade le gallerie italiane

di Alice Philipson
tradotto da: Telegraph.co.uk
Rome 7:00AM, 20 Jan 2016

 

Nei corridoi dei magnifici ma stanchi e vecchi musei italiani un direttore inglese vuole innescare una tranquilla rivoluzione.

James Bradburne, che è stato recentemente paracadutato dal governo italiano a guidare la Pinacoteca di Brera a Milano nell’ambito di una storica scossone del settore museale, ha lanciato una crociata contro la burocrazia e inefficienza che pervade le gallerie del paese.

I suoi capolavori rinascimentali, la spendente architettura barocca e i manufatti romani sono alcuni dei migliori esempi del patrimonio culturale europeo, ma ora il signor Bradburne, 60 anni, ha promesso di usare il suo “croccante pragmatismo anglosassone” per tagliare la burocrazia e mostrare all’Italia il suo vero potenziale.

Il sistema qui è paralizzato e non funziona“, ha detto Bradburne. “E’ un miracolo che i musei italiani aprono le loro porte ogni giorno“.

Il signor Bradburne, cittadinanza britannica e canadese, sposato con un costumista russa, è uno dei 20 nuovi direttori insediatisi presso alcune delle più prestigiose istituzioni italiane alla fine dello scorso anno, quando Roma ha organizzato, per la prima volta, una campagna acquisti internazionale per infondere nuova vita nei musei del paese. Sette dei nuovi assunti sono stranieri.

Il loro primo compito sarà quello di interrompere decenni di stagnazione. I musei italiani hanno pochissimi visitatori nonostante espongano alcune delle più importanti opere di maestri come Michelangelo, Leonardo da Vinci e Raffaello. Nella lista dei primi 10 musei più visitati al mondo non ne compare neanche un museo italiano.

Molti musei non hanno un’adeguata presenza online. Il sito web della Galleria degli Uffizi di Firenze, una delle principali attrazioni turistiche del paese, è difficile da trovare ed è imbarazzante al confronto dei siti di gallerie rivali all’estero, come la Tate e il Getty.

Inoltre, un sistema che ha impedito a tutti i musei italiani il controllo delle proprie finanze ha fiaccato la motivazione di molti direttori del passato. I ricavi dalla vendita dei biglietti, l’affitto di sale o gli introiti del bookshop doveva essere girato a Roma, che poi lo ridistribuiva è a propria discrezione.

Allo stesso modo, i donatori che vogliano aiutare un museo specifico erano costretti a mandare i soldi alla capitale, che li avrebbe poi restituiti, qualche anno più tardi. I 20 nuovi incaricati si faranno carico delle proprie finanze per la prima volta.

Ma c’è un ulteriore problema da affrontare per i nuovi amministratori, secondo il sig. Bradburne, direttore di museo per 30 anni.

L’Italia ha più roba di chiunque altro e ha roba migliore di chiunque altro, ma i suoi musei sono solo contenitori aperti al pubblico in cui ci si prende cura di tali opere” ha detto. “Cosa succede ad esse dopo che non è una priorità.

Ha puntato la Pinacoteca di Brera, che è stata concepita da Napoleone Bonaparte come il Louvre di Italia e contiene opere di Raffaello, Tiziano, Rubens e Caravaggio, ma è praticamente sconosciuta al di fuori d’Italia.

Ora, il signor Bradburne – che ha lavorato per un eclettico mix di istituzioni e aziende, tra cui il Museo d’Arte contemporanea di Francoforte, il Museo Nemo Science di Amsterdam e Lego – ha intenzione di chiedere a scrittori contemporanei di elaborare le introduzioni alle opere d’arte, aprendo la collezione ai giovani e alle famiglie.

Con progetti altrettanto innovativi – insieme alla sua eccentrica abitudine di commissionare un nuovo panciotto per ogni mostra – gli hanno fatto guadagnare una notevole fama diffusa quando guidava Palazzo Strozzi a Firenze. Il museo ha vinto mostra dell’anno nel 2014.

Mentre venivano nominatoi i nuovi amministratori ad agosto del 2014, il ministro italiano dei beni culturali Dario Franceschini, sottolineava quanto il paese stesse “girando una pagina”. Mr Bradburne è altrettanto fiducioso che il cambiamento sia in corso di realizzazione.

Questa è una possibilità per l’Italia, che è un paese con grande competenza e talento, di battere tutti gli altri al loro stesso gioco,” – ha detto – “Sono solo l’umile strumento di questa rivoluzione – solo lo straniero pazzo che sembra essere qui in questo momento.