Il nome del mese di maggio deriva da quello della ninfa Maia e dal fatto che la sua festività fosse collocata il primo giorno del mese. Essa è una figura della mitologia romana e, nello specifico, un’antica dea della fecondità e del risveglio della natura in primavera. Maia è  figlia di Atlante e madre di Ermes o Mercurio (dio dei commerci e messaggero degli dei). Ogni primo maggio Vulcano le offriva in sacrificio una scrofa gravida, in modo che anche la terra fosse «gravida» di frutti.

In questo mese si celebrava il rito del «finto raccolto». Per tre volte, a giorni alterni (il 10, il 12 e il 14 maggio) le tre vestali più anziane, raccoglievano prematuramente le spighe di farricello (il grano più povero, ancora vestito) e lo deponevano nei cesti che sarebbero poi serviti per la mietitura. Questo rito proseguiva nel mese di giugno con la preparazione del finto pane da offrire a Vesta.

Il primo maggio ricorreva la cerimonia della Bona Dea protettrice della fertilità, era un culto riservato alle donne.

Mercuralia, Museo di Sousse (Tunisia)

Mercuralia, Museo di Sousse (Tunisia)

Tra le festività romane celebrate nel mese di maggio ricordiamo Mercuralia, in onore di Mercurio. Alle idi di maggio (il 15), i mercanti si radunavano presso una fontana a lui dedicata non lontana da Porta Capena. A causa del fatto che per la loro attività, spesso,  si dovesse fare ricorso all’imbroglio e alla menzogna, dopo essersi purificati si recavano alla fonte, dove raccoglievano l’acqua in giare che riportavano a casa per aspergere con i rami di alloro il capo e gli oggetti prossimi alla vendita. Queste operazioni erano accompagnate da preghiere e invocazioni.

Ma non era solo il dio Mercurio ad essere festeggiato. Il 9 maggio ricorrevano le Lemuria o Lemuralia, feste che venivano celebrate per esorcizzare gli spiriti della notte e in onore degli avi defunti, i lemuri. La tradizione voleva che ad istituire questa ricorrenza fosse stato proprio Romolo per placare lo spirito del fratello Remo, da lui ucciso. Il rituale prevedeva che il pater familias gettasse alle sue spalle alcune fave nere per il numero simbolico di nove volte, recitando formule propiziatorie.

Ricordiamo anche le Agonalia o Agonia che ricorrevano quattro volte l’anno, ma il 21 maggio era dedicata a Veiove, antica divinità la cui esatta natura non è del tutto chiara; tuttavia sappiamo che era il protettore dell’Asylum, il bosco sacro che si trovava nella sella del Campidoglio. Si pensa che in origine fosse celebrata dallo stesso re di Roma; la tradizione attribuiva l’istituzione di tali festività a Numa Pompilio.

Il 23 maggio si celebrava il Tubilustrium, consistente in una cerimonia che inaugurava la stagione dedicata alle campagne militari; i rituali prevedevano il lavaggio sacro delle trombe da guerra. Questa del 23 maggio, dedicata al dio Vulcano noto come il «fabbro divino», era la seconda di due celebrazioni che vedeva la prima compiersi il 23 marzo in onore del dio Marte.

Mosaico, Villa Dar Buc Ammera

Mosaico, Villa Dar Buc Ammera

Il 30 maggio era la volta degli Ambarvali, una serie di riti che si tenevano per propiziare la fertilità dei campi, celebrati in onore di Cerere, la divinità materna della terra e della fertilità, ma anche dea della nascita.