Oggi 9 dicembre si terrà a Roma il workshop Open access publishing per la diffusione del sapere scientifico.
Ma cosa sono gli open access? E gli open data? In che modo li abbiamo utilizzati nel Museo Archeologia per Roma?

Oggi 9 dicembre, l’Irpps (Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali) in collaborazione con il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) organizzano un’intera giornata di dibattiti sul tema delle pubblicazioni scientifiche in open access che si terrà a Roma presso la Biblioteca Centrale “G. Marconi” in piazza Aldo Moro (programma).
Al Convegno parteciperà, tra gli altri, il Prof. John Willinsky dell’Università di Stanford, in qualità di Keynote Speaker (Primo relatore), esperto di pubblicazioni accademiche in open access.

Il tema dell’open access e dell’open data è di forte attualità non solo nella ricerca scientifica, ma anche nell’ambito del patrimonio culturale, della sua diffusione e fruizione. Per questo motivo, anche il Museo Archeologia per Roma si è mostrato sensibile verso queste tematiche e ha iniziato a introdurre alcuni sistemi che rendano accessibili al pubblico la consultazione e l’utilizzazione delle informazioni.

Ma cosa sono gli open access e gli open data?

Il termine Open Access, o ad accesso aperto in italiano, indica tutte le pubblicazioni di carattere scientifico che sono consultabili, e spesso scaricabili, in Internet: articoli, libri, tesi di laurea e di dottorato, etc.

Invece, l’open data, o dati aperti, include le diverse informazioni “grezze” (non rielaborate) che si ricavano durante la ricerca scientifica: documentazione cartacea e grafica, digitalizzata o no, che viene messa a disposizione di ogni utente della rete, senza restrizioni.

In questo modo il sistema “open” ha l’obiettivo di avvicinare il mondo accademico/scientifico ai cittadini, mettendo a disposizione di tutti non solo i risultati delle ricerche scientifiche (le pubblicazioni in open access) ma anche le informazioni che si ottengono durante la fase di ricerca (open data).

Come spiega chiaramente il Prof. John Willinsky (tratto da “The Properties of Locke’s Common-Wealth of Learning,” Policy Futures in Education, 4.4, 2006, 348-365): “These new publishing technologies are being used to draw different sorts of lines between private property and public commons, some of which, such as open access scholarly publishing, promise to do a great deal to advance the commons in favor of all, as well as providing in the process a much stronger public account of that commons’ value. As university faculty come to appreciate how much more they can do for this commons, and as students are taught how to contribute to that commons through their own learning and labor, one cannot help but feel somewhat encouraged about the democratic and educational properties of the world to come.”

Nel Museo Archeologia per Roma abbiamo scelto e utilizzato alcune delle numerose informazioni ottenute da oltre 20 anni di indagini archeologiche per creare degli itinerari che ogni persona, autonomamente, può realizzare all’interno della città di Roma. Gli itinerari sono scaricabili dal QR Code situato nell’angolo in alto a sinistra del pannello n. 3 della prima sala, inoltre ogni resto archeologico è completato da una scheda descrittiva ed è collegato al sito di Google Map.

Gli itinerari proposti sono tre: le ville romane, le strade e le necropoli, e le torri medievali. Si tratta di ritrovamenti localizzati all’esterno delle mura aureliane.
In questo modo intendiamo ribadire che la periferia, al pari del centro storico, restituisce un patrimonio archeologico di grande valore mostrando attraverso i resti archeologici quanto era viva e frequentata la zona periferica fin dall’epoca romana. Inoltre, attraverso questi itinerari è possibile ricostruire la lunga storia dei nostri quartieri che non sono sorti dal nulla.

Cosa aspettate a venire a trovarci? Vi attendiamo numerosi per scaricare i diversi itinerari e divertirvi a realizzarli! Inoltre potrete inviarci le vostre foto per pubblicarle sulla pagina web o sui nostri social.