Abbiamo trovato per caso questo libro (La storia d'Italia - Per via di racconti e biografie, di Corrado Corradino, Torino, F.Casanova, Libraio-Editore, 1903.) abbandonato sugli scaffali di in una bancarella. Affascinati dalla bellezza antica dei testi e dalla  chiarezza dell'esposizione abbiamo deciso di pubblicarne alcuni estratti.  

Tanaquilla, moglie del re ucciso, fece sparger la voce ch’egli non era che ferito e che affidava per intanto le redini del governo a Servio Tullio, marito d’una sua figliuola. E quando poi non fu più possibile il tener celata la morte di Tarquinio, già il Senato s’ era piegato in favore di Servio che fu gridato re.
L’origine di questo Servio è molto oscura; le leggende lo dicono figlio di una regina caduta in potere dei romani e ridotta alla condizione di schiava (onde il nome servile di Servio dato al figlio): e narrano ancora che avesse un’infanzia prodigiosa, in grazia della quale Tarquinio Prisco prese ad amarlo e poi lo fece suo genero.

Il regno di Servio Tullio è dei piu gloriosi; condusse a buon termine parecchie imprese guerresche, strinse onorevoli alleanze, allargo la città e la cinse di mura. Ma Servio Tullio è noto sopratutto nella storia per la nuova Costituzione che egli diede a Roma e che porta appunto il suo nome. A. norma di questa costituzione lo Stato romano venne ad avere una nuova organizzazione amministrativa e militare.
Tutto il territorio romano fu da Servio diviso in 26 regioni, e la città in 4 quartieri; si ebbero cosi 30 tribù in tutto, cioè 4 tribù urbane e 30 rurali. A ciascuna di esse presiedeva un curator tribus che teneva nota delle singole fortune, ripartiva le imposte, regolava il servizio militare, e curava la giustizia. È vero che questi curatori delle tribù erano patrizi e quindi i privilegi del patriziato rimanevano intatti, non avendo i plebei i diritti politici. Ma bisogna osservare che questa organizzazione comunale mediante la quale patrizi e plebeei trovavano insieme confusi in distretti territoriali, preparava la plebe a rivendicare un giorno quei diritti che ora le erano negati.

Servio Tullio ordinò pure che si facesse il censo per conoscere i beni di fortuna di ciascun cittadino, operazione che si dovette poi rinnovare ogni cinque anni (lustrum). Secondo il censo egli distribuì la cittadinanza in cinque classi (aliri dicesei), e ogni classe in un diverso numero di centurie. L’ultima classe comprendeva i proletari quelli cioè che non possedendo nulla non erano censiti sul gran registro che per il loro capo (capite censi). Le cose poi erano ordinate in modo che la prima classe, quella dei più ricchi, comprendeva da sola un numero di centurie maggiore di quello di tutte le altre prese insieme; cosicché nei Comizi dove i cittadini convenivano per deliberare sugli affari pubblici, i ricchi avevano sempre la’ prevalenza, dandosi il voto per centurio.

Con questa costituzione Servio Tullio portava un grave colpo al patriziato: ogni cittadino infatti, aumentando coi guadagni le sue ricchezze, poteva salire da una classe inferiore ad una superiore e ragguagliarsi in autorità ai patrizi più influenti.
Fece pure questo re dei grandi cambiamenti nella città, congiungendo a questa i colli Viminale, Esquilino, e Quirinale, e cingendo la città stessa di una potente muraglia (Mura di Servio).
Per le leggi che favorivano il popolo, Servio si conciliò l’odio dei patrizi che non furono forse estranei alia brutta congiura che condusse all’assassinio del re.

Morte di Servio Tullio

Tullia, figlia di Servio Tullio, donna di sfrenata ambizione e d’animo malvagio, aveva sposato successivamente due figli di Tarquinio Prisco; il mite Arunte da prima, e poi Tarquinio, uomo violentissimo e cattivo. La infame donna, impaziente di salire sul trono, non cessava di istigare con ogni arte più iniqua il marito, perché togliesse di mezzo il vecchio Servio e s’impadronisse della corona che per diritto gli apparteneva. A spingere Tarquinio, degno in tutto di tal moglie, all’orribile delitto, non abbisognavano troppi incitamenti. Si giovò del malcontento dei patrizi, cercò partigiani fra i senatori, seminò germi di odio contro Servio, e quando il momento opportuno gli parve giunto si fece gridare re, circondandosi di una banda di uomini armati.
Servio Tullio accorse, ma era tardi. Il vecchio re, precipitato giù dai gradini del trono dal genero Tarquinio cercò scampo nella fuga; ma Tarquinio lo fece inseguire ed uccidere da alcuni suoi partigiani.

Avuta notizia del fatto, Tullia monta su un carro e fa sferzare a furia i cavalli per essere la prima a salutare re il marito. Ma per la via le si para innanzi un orrendo spettacolo: il cadavere di suo padre giace al suolo in un lago di sangue. Non per questo la nefandissima donna si arretra, che anzi fa passare la ruota del carro sul corpo del genitore.
A quella via restò il nome di Via Scellerata in memoria dell’atto atrocissimo e disumano.

 

– Tratto da: La storia d’Italia – Per via di racconti e biografie. Corrado Corradino, Torino, F.Casanova, Libraio-Editore, 1903.

Continua a leggere: Tarquinio il Superbo

La storia d'Italia

Tempi romani

Corrado Corradino, Torino, Libraio-Editore, 1903.
Età regia

Sfoglia il libro online

Contenuto non disponibile.
Permetti l'uso dei cookies cliccando sul banner più in basso
Share This

Il sito del Museo APR utilizza i cookie.
Perché? In breve, per 3 motivi:
1. Migliorare l'esperienza di navigazione;
2. Permettere la condivisione e i like sui social media;
3. Capire come gli utenti navigano il sito in modo poi, da migliorarlo.

Se sei d'accordo clicca su "Ok, acconsento". Grazie.
Per saperne di più

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close