Abbiamo trovato per caso questo libro (La storia d'Italia - Per via di racconti e biografie, di Corrado Corradino, Torino, F.Casanova, Libraio-Editore, 1903.) abbandonato sugli scaffali di in una bancarella. Affascinati dalla bellezza antica dei testi e dalla  chiarezza dell'esposizione abbiamo deciso di pubblicarne alcuni estratti.  

Nessuno per certo immagina che potesse regnar bene chi era stato capace di cosi turpi delitti.
Le prepotenze, le persecuzioni contro i cittadini, l’altero dispregio suo per ogni legge fecero dare a Tarquinio il soprannome di Superbo. E quanto crudele e perfido fosse l’animo di lui è dimostrato dal modo col quale arrivò a impadronirsi di Gabi, città ragguardevole del Lazio.

Quivi, con segreti accordi, aveva mandato il suo figlio Sesto che per carattere non era dissimile dal padre; entrasse in città, desse a credere di essere stato cacciato via dal padre e cercasse di cattivarsi la fiducia dei Gabiesi. Cosi fece Sesto; e quando si vide abbastanza potente, inviò a Roma un messo per domandare al padre che altro si dovesse fare.
Non rispose Tarquinio; ma condotto il messaggero in giardino, con un bastone che aveva in mano si diede ad abbattere tutte le teste pei papaveri più alti. Il messaggero tornato a Sesto gli riferì quanto aveva veduto, e quegli bene intese il tacito consiglio del padre. Subito fece trucidare i più potenti cittadini di Gabi, dopodiché fu facile a Tarquinio impossessarsi della città tradita.

Le crudeltà di Tarquinio inasprirono contro di lui l’animo di tutti, cosicché bastava oramai una qualunque occasione perché scoppiasse ai danni del tiranno odiatissimo una rivolta.
Né l’occasione si fece aspettare; una notte il figlio di Tarquinio, Sesto, penetrato nelle stanze di Lucrezia, moglie di un cittadino ragguardevole chiamato Collatino, osò contro di lei il più villano degli oltraggi. Per non sopravvivere al suo disonore Lucrezia svelò al marito e a Giunio Bruto la scelleraggine di Sesto, indi si piantò un pugnale nel cuore.
Collatino e Bruto corsero allora per la città chiamando il popolo a vendetta: il popolo insorse e Tarquinio con tutti i suoi furono cacciati ignominiosamente da Roma.

Cosi aveva fine il governo dei Re e s’inaugurava un governo nuovo di forma repubblicana e retto da due magistrali col nome di Consoli.

 

– Tratto da: La storia d’Italia – Per via di racconti e biografie. Corrado Corradino, Torino, F.Casanova, Libraio-Editore, 1903.

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La storia d'Italia

Tempi romani

Corrado Corradino, Torino, Libraio-Editore, 1903.
Età regia

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