Abbiamo trovato per caso questo libro (La storia d'Italia - Per via di racconti e biografie, di Corrado Corradino, Torino, F.Casanova, Libraio-Editore, 1903.) abbandonato sugli scaffali di in una bancarella. Affascinati dalla bellezza antica dei testi e dalla  chiarezza dell'esposizione abbiamo deciso di pubblicarne alcuni estratti.  

Tullo Ostilio fu romano e, a somiglianza di Romolo, fu principe bellicoso.
Lui regnante, accadde un fatto di grande importanza: la distruzione della città di Alba Lunga, e la fusione dei Romani cogli Albani. Questi non potevano vedere senza gelosia il rapido ingrandimento della nuova città, e la gelosia non tardò a convertirsi, come suole avvenire, in aperta inimicizia. Già s’era venuto parecchie volte alle mani, ma senza impegnare mai una grande battaglia decisiva, la quale sarebbe stata una lotta veramente sacrilega e fratricida; poiché ricorderete che Alba fondata dal figlio di Enea, era la madre di Roma.
Durando tuttavia e facendosi anzi ogni di più gravi le cagioni della mutua inimicizia, si convenne per ultimo, a fine di evitare tanto iniquo spargimento di sangue, di risolvere la lite per mezzo di un singolare certame fra tre Romani e tre Albani di eguale età e di valore eguale.
I campioni di Roma furono i tre fratelli Orazii e quelli d’Alba i tre fratelli Curiazii.

Gli Orazii ed i Curiazii

In cospetto dei due eserciti i sei campioni si avventarono fieramente gli uni contro gli altri. Al primo assalto due degli Orazii cadono a terra trafitti, e a tal vista l’esercito albano che si tiene ormai sicuro della vittoria, leva uri grido immenso di trionfo. II superstite Orazio si dà allora alia fuga, accrescendo cosi l’avvilimento dei Romani che giudicavano quello un atto di codardia; ma quelli che pareva viltà era invece abile stratagemma. I tre Curiazii inseguivano il fuggiasco, ma per le ferite ricevute non potevano star uniti, e lo rincorrevano con passo ineguale. Ad un tratto Orazio si volta, si precipita sul più vicino Curiazio e prima che i fratelli gli possano portar aiuto, lo stramazza morto al suolo., Nello stesso modo atterra gli altri due.
Cosi Alba era vinta. L’astuto trionfatore ritornava in Roma fra le acclamazioni entusiastiche del popolo, quando vide farglisi incontro la sorella Camilla che lagrimando gli rimproverava l’uccisione d’uno dei Curiazii, suo fidanzato. Acceso d’ira per il pianto di Camilla che non sapeva posporre il proprio dolore alia gloria della patria, il feroce Orazio d’un colpo di spada la ferì mortalmente. Dannato a morte, il re gli consentì quella che chiamavano provocatio ossia l’appello al popolo, e il popolo lo volle assolto; ma per punizione dovette passare con la testa velata sotto una specie di giogo che era tenuto in Roma per sommo disonore.

 

– Tratto da: La storia d’Italia – Per via di racconti e biografie. Corrado Corradino, Torino, F.Casanova, Libraio-Editore, 1903.

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La storia d'Italia

Tempi romani

Corrado Corradino, Torino, Libraio-Editore, 1903.

Età regia

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