di Andreina Ricci (Università Tor Vergata), 15 Aprile 2011

La villa romana di Passolombardo
Situata ai confini del Comune di Roma – all’interno dei seicento ettari del Comprensorio dell’Università di Roma “Tor Vergata” – la villa romana di Passolombardo è un contesto particolarmente interessante: · per le numerose trasformazioni che la villa ha subito nel tempo, · per l’arco cronologico particolarmente lungo della sua frequentazione: dall’età repubblicana a quella tardo antica. Di particolare interesse è la fase tardo antica: non siamo infatti di fronte a occasionali ed episodici riusi, ma a una complessa e massiccia ristrutturazione caratterizzata dalla costruzione di un corpo di fabbrica di grandi dimensioni (m 50×17) realizzato intorno alla prima metà del V secolo d.C. le cui caratteristiche sembrano rispondere perfettamente alle indicazioni date da Palladio per la costruzione della cella vinaria.

Palladius, Opus agriculturae I, 18.
Cellam vinariam septentrioni habere debemus oppositam, frigidam vel obscurae proximam, longe a balneis, stabulis, furno, sterculinis, cisternis, aquis et ceteris odoris orrendi, ita instructam necessariis, ut non vincatur a fructu, sic autem dispositam, ut basilicae ipsius forma calcatorium loco habet altiore constructum, ad quod, inter duos lacus qui ad excipienda vina hinc inde depressi sint, gradibus tribus fere ascendatur aut quattuor; ex his lacubus canales structi vel tubi fictiles circa extremis parietes currant et subiectis lateri suo doliis per vicinos meatus manantia vina defundant. Si copia maior est, medium spatium cupis deputabitur, quas, ne ambulacra prohibeant, asellis altioribus inpositas vel supra dolia possumus conlocare, spatio inter se largire distantes ut, si res exigat, curantis transitus possit amitti. Quod si cupis locum suum deputabimus, is locus ad calcatorii similitudinem podiis brevibus et testaceo pavimento solidetur, ut, etiamsi ignorata se cupa diffuderit, lacu subdito excipiantur non peritura vina quae fluxerint.

Palladio, Trattato di agricoltura I, 18.
La cella vinaria deve essere situata a settentrione, fresca e anche piuttosto oscura, lontano dai bagni, dalle stalle, dal forno, dalle concimaie, dalle cisterne, dalle acque, da tutto ciò che maleodora e corredata del necessario così da non risultare troppo piccola rispetto al prodotto; deve essere inoltre costruita in modo tale che la forma di vera e propria basilica abbia il locale per la pigiatura collocato in una zona più elevata -al quale si possa accedere per mezzo di tre o quattro gradini al massimo- posto in mezzo a due vasche disposte ai due lati e ad un livello più basso per poter raccogliere il vino; da queste vasche corrano canali in muratura, oppure tubi in argilla, da un capo all’altro delle pareti e distribuiscano, nei doli sottostanti a ciascun lato, attraverso vicine canalette, il vino che scorre. Se è necessario stivare una maggiore quantità (di prodotto), lo spazio centrale sarà destinato alle botti, da collocare -in modo da non intralciare il transito- su cavalletti abbastanza alti o anche su doli, e ad una distanza tale gli uni dagli altri che, se necessario, sia possibile il passaggio degli addetti. Se destineremo alle botti un apposito spazio, esso sia reso solido, come l’area della pigiatura, da un pavimento di terracotta/cocciopesto dai bordi rialzati affinché – nel caso in cui non ci si accorga che una botte perde – il vino fuoriuscito si raccolga nella vasca sottostante senza andare perduto. (Traduzione di P.Marpicati).

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